Anello in Valle Spluga EE (27 km – 2200 m D+)
Sulle tracce della Pizzo Stella Skyrace: Fraciscio – Gualdera – Bondeno – Avero – forcella d’Avero (2332 m) – pizzo Sommavalle (2813 m) – passo di Lei / bivacco Chiara e Walter (2661 m) – alpe Mottala (1949 m) – passo Angeloga (2386 m) – alpe Angeloga (2050 m) – Fraciscio. Solo per esperti!
Periodo: Agosto 2025
Partenza: Fraciscio (SO)
Distanza: 27 km
Dislivello: 2200 m
Acqua: fontane agli alpeggi, torrenti nella parte centrale del giro
GPX (clic dx, salva link con nome)
Non sono sicura che sia “Valtellina” a tutti gli effetti, ma per comodità faccio rientrare nella categoria anche la vicina, e per tanti versi simile, Val Chiavenna. Tra le sue valli laterali, era da un po’ che puntavo a esplorare la selvaggia valle Spluga, dove passa una gara estremamente dura e tecnica: la Pizzo Stella Skyrace.
Invito i due stambecchi orobici Irene e Martin, che non perdono mai l’occasione di correre in un posto nuovo, ad accompagnarmi (o per meglio dire, visto il loro passo, precedermi) in una versione soft del percorso di gara: “solo” 27 km con 2200 m di dislivello, tagliando la penultima salita dall’alpe Angeloga a Madonna d’Europa e l’ultima, cattivissima, da Campodolcino a Fraciscio – dall’alpe Angeloga all’arrivo ci siamo concessi un’unica, tranquilla discesa.

Si parte da Fraciscio, poco sopra Campodolcino, dove troviamo posto nel parcheggio del cimitero. C’è una fontanella per riempire le borracce, nel caso ve lo steste domandando. La partenza è facile e in discesa: un sentiero sterrato ci permette di arrivare a Gualdera evitando la strada, dopodiché cominciamo una morbida salita verso l’alpeggio di Bondeno.

I cartelli da seguire sono quelli per Bondeno, ma troviamo già indicato anche il passo (o forcella) d’Avero: il giro è abbastanza intuitivo, le possibilità di sbagliare remote anche senza la traccia – che torna comunque utile nella parte più alta del percorso, dove il sentiero si vede poco, e per la salita verso il passo Angeloga.

Guadagniamo quota poco a poco in un bosco che ho trovato molto bello. Tratti di sentiero si alternano a una stradina in cemento – devono esserci dei tagli, ma quest’anno la gara non si è corsa e l’erba non è calpestata.

Gli alpeggi di Bondeno e Avero sono collegati tra loro da 2 km di sentiero facile e corribile con qualche saliscendi: godeteveli, perché poi vi aspetta il vertical per il pizzo Sommavalle e la corsa sarà solo un lontano ricordo.

Da Avero seguiamo le indicazioni per l’omonimo passo, da cui si sale poi verso il pizzo Sommavalle. L’orologio, impietoso, mi informa che ci toccano oltre 1000 m di dislivello in 3 km – una notizia che appare ancora più preoccupante nel momento in cui ci accorgiamo che la prima parte della salita non è poi così ripida!

La salita diventa brutale, ma la vista sempre più spaziale, man mano che guadagniamo quota. Sembra che siamo le uniche forme di vita in questa valle enorme, battuta dal vento.

Raggiunta la forcella, siamo investiti da raffiche di vento così forti e gelide che persino io decido di indossare la giacca. Spuntano da chissà dove due umani, con cui scambiamo giusto un saluto veloce prima di ripartire in tutta fretta, battendo i denti, lungo la cresta del pizzo Sommavalle.

Questo tratto è in assoluto il più tecnico del giro e lo sconsiglio a chi non si senta più che sicuro su questo tipo di terreno. Il sentiero è segnato e non arriverei a definirlo alpinistico, almeno finché si rimane incollati alla linea di salita, ma non c’è un bollo in più di quanto strettamente necessario e bisogna procedere con cautela su roccette a volte esposte, tratti franosi o resi scivolosi dall’erba umida. Se perdete di vista i bolli, tornate indietro e rimettetevi sul percorso giusto. In gara di sicuro vengono messe delle corde fisse per procedere in sicurezza, fuori gara bisogna prestare doppia attenzione.

Raggiungo in vetta i miei amici stambecchi e mi metto a fare foto ostentando sicurezza, mentre con nonchalance butto un occhio sulla via di discesa per assicurarmi che non sia peggio della salita (spoiler: non lo è). Davanti a noi, avvolto dalle nubi e coperto da una spruzzata di neve, troneggia quel pizzo Stella da cui la gara prende il nome senza – grazie al cielo – raggiungerne la cima.



“Semplice” è forse una parola grossa ma, insomma, si tratta solo di superare una pietraia abbastanza stabile senza cadere nei buchi tra un masso e l’altro. Anche qui la retta via è indicata da bolli bianco-rossi, distribuiti con parsimonia: a differenza della salita, però, non ci sono tratti esposti e non sembra così rischioso allontanarsi dalla traccia.

Al bivacco Chiara e Walter salutiamo un gruppetto di escursionisti, che probabilmente sono arrivati da San Giacomo Filippo, sopra Chiavenna, e seguiamo le indicazioni per la val di Lei (indicata anche come val di Ca’ nei cartelli della skyrace). Tra roccette e laghetti alpini perdiamo quota e la traccia diventa via via un sentiero.

Superiamo con deferenza, dopo avere scoperto che possono essere aggressive, gruppetti di mucche e proseguiamo in leggera discesa per 4-5 km corribili, fino a raggiungere l’alpe Mottala e il lago di Lei.

Seguiamo per poche centinaia di metri una stradina pianeggiante, poi ci inerpichiamo a sinistra lungo un sentiero poco visibile, stranamente non indicato, in direzione del passo Angeloga. Speravamo di trovare una fontana per riempire le flask, ma ci facciamo andare bene il ruscello che il sentiero costeggia per un tratto, prima di deviare verso il passo.

Rispetto al vertical di prima, questa salita è una passeggiata: pendenza moderata, sentiero facile e vista spettacolare!

Raggiunto il passo, il sentiero si snoda ancora per un chilometro abbondante più o meno in piano tra laghetti e roccette, permettendoci di godere ancora un po’ di questo fantastico ambiente di alta montagna prima di ridiscendere nella civiltà.
La discesa verso l’alpe Angeloga, che Irene e Martin hanno molto apprezzato, rappresenta tutto ciò che detesto in montagna: ripidi gradoni scivolosi, tornantini esposti, pendenza spaccagambe. Dopo 300 m di dislivello negativo, che mi sembrano infiniti, arrivo all’alpe Angeloga, dove c’è una fontana (finalmente!) e, per chi fosse interessato, anche un rifugio: il rifugio Chiavenna.

Da qui a Fraciscio scendiamo per la via più diretta, 4 km di sentiero escursionistico (piuttosto trafficato) che termina in una stradina sterrata. Ben presto siamo alla macchina, pronti per andare in cerca di un panino con bresaola e di una meritata birretta.



