Anello Val Gerola (16 km – 1600 m D+)
Pescegallo (1459 m) – sentiero 144 (o dell’Homo Salvadego) – rifugio Benigni (2222 m) – sentiero 101 (o delle Orobie occidentali) – bocchetta di Valpianella – lago Rotondo (2254 m) – bocchetta Paradiso (2457 m) – bocchetta dell’Inferno (2306 m) – pizzo dei Tre Signori (2554 m) – bocchetta di Piazzocco (2252 m) – rifugio Falc (2120 m) – lago d’Inferno – lago di Trona – Pescegallo
Periodo: Agosto 2025
Partenza: Pescegallo (SO)
Distanza: 16 km
Dislivello: 1600 m
Acqua: si può acquistare ai rifugi
GPX (clic dx, salva link con nome)
Il giro dei laghi della Val Gerola, in tutte le sue possibili declinazioni, è uno dei più suggestivi delle Orobie valtellinesi: colori intensi, spazi infiniti, stambecchi e marmotte accompagnano gli escursionisti per i mille sentieri che si dipartono da Pescegallo, piccola località sciistica a 1400 m di quota.
Le possibilità sono davvero tante e, se preferite evitare pietraie e tratti sdrucciolevoli, di sicuro troverete valide alternative a questo percorso: il giro che abbiamo fatto io e mio fratello Luca, per quanto non particolarmente impegnativo, richiede una buona gamba e dimestichezza con una montagna poco addomesticata.

Luca e io abbiamo affrontato dapprima la ripida salita che lungo la val Tronella sale al Benigni, a cavallo tra Orobie valtellinesi e bergamasche – uno dei rifugi più accoglienti che conosca, consigliatissimo anche per pasti e pernottamenti!; abbiamo poi percorso un tratto del sentiero delle Orobie occidentali, fino alla bocchetta di Valpianella, dove abbiamo preso l’impervio sentiero per il lago Rotondo; ci siamo poi diretti verso il pizzo dei Tre Signori, desistendo poco prima della cima per un improvviso temporale, e siamo infine scesi verso il rifugio Falc, il lago d’Inferno e il lago di Trona per poi tornare a Pescegallo.

Dall’ultima volta che sono stata da queste parti, un paio di anni fa, ho trovato la Val Gerola piuttosto cambiata: una strada agro-silvo-pastorale è stata costruita da Pescegallo all’imbocco della val Tronella, mentre più in alto si sta lavorando alla segnaletica della GVO (Gran Via delle Orobie). Imbocchiamo dunque la nuova strada in leggera salita per cominciare il nostro giro: ben presto ritroviamo anche il vecchio sentiero, che ci permette di tagliare qualche tornante.

Dopo un chilometro raggiungiamo un bivio e prendiamo a sinistra il sentiero 144 che sale, ripido, verso il rifugio Benigni lungo la val Tronella; da quello che prosegue dritto, in direzione lago di Trona, rientreremo alla fine del giro.

Risaliamo una val Tronella ancora provvidenzialmente immersa nell’ombra e superiamo il laghetto di Tronella – anche qui ci sono dei lavori in corso, pare per una nuova diga. Tra i richiami delle marmotte guadagniamo dislivello e la vista si apre non solo sull’anfiteatro orobico che ci circonda, ma anche sul versante retico della Valtellina, dove svettano le cime della Val Masino e sopra tutte il Disgrazia.

L’ultimo tratto prima del rifugio è un canalino ripido e franoso, da superare seguendo i numerosi bolli che indicano la retta via. Arriviamo al Benigni e, poco oltre, a un crocevia di sentieri: quello che sale verso la vicina cima Piazzotti, quello che scende verso il passo Salmurano e il nostro, il sentiero 101 o delle Orobie occidentali.

Percorriamo il sentiero 101 per poco più di un chilometro, con qualche saliscendi, fino alla bocchetta di Valpianella. Da qui seguiamo le indicazioni per il lago Rotondo, in assoluto il mio preferito tra i tanti laghi della Val Gerola.

Chi volesse evitare il tratto più tecnico di questo giro, può eventualmente proseguire lungo il sentiero 101 fino alla bocchetta dell’Inferno. Noi ci addentriamo invece in un’arida pietraia, lungo il sentiero che rimane più alto sulla sinistra – si può percorrere anche quello, apparentemente meno franoso, che passa a fondovalle e si ricongiunge più avanti con il nostro, aggiungendo forse un centinaio di metri di dislivello.
Non so se questo sentiero vada definito come EE, ma di sicuro richiede passo fermo e un minimo di attenzione. Tra l’altro, le recenti piogge lo hanno lasciato in condizioni peggiori di come lo ricordavo. Procedendo con cautela, superiamo la pietraia e risaliamo fino al lago Rotondo, che con i suoi colori ripaga di ogni fatica.

Dal lago bisogna risalire per altri duecento metri di dislivello fino alla bocchetta Paradiso, che probabilmente deve il suo nome alla vista celestiale sul lago e sulle cime che lo coronano. Lungo la salita, piuttosto impegnativa e su fondo instabile, incontriamo diversi stambecchi.

La discesa verso la bocchetta dell’Inferno è ugualmente ripida, ma più breve. Seguite sempre i bolli e non le tracce degli stambecchi!

La bocchetta dell’Inferno è un punto di passaggio obbligato per qualsiasi giro in Val Gerola: vi passano il sentiero che sale verso il pizzo dei Tre Signori, il sentiero delle Orobie occidentali che prosegue verso il rifugio Grassi girando intorno alla cima del Tre Signori e il sentiero che scende verso il rifugio Falc. Quest’ultimo è una valida alternativa per eliminare l’altro tratto un po’ tecnico del nostro giro.

Mentre saliamo, il cielo cambia improvvisamente colore e si alza un vento gelido (ben accetto, dopo il caldo patito fino a poco fa). Ignorando colpevolmente i pur validi consigli di Studio Aperto, non mi sono portata neanche una giacca – Luca sì, ma per vuoi per solidarietà fraterna, vuoi perché caloroso, rimane anche lui in maniche corte.

Sbuchiamo sulla cresta sommitale del Tre Signori e in vista della croce di vetta, che potremmo raggiungere in pochi minuti continuando a salire verso sinistra; ma il temporale sembra avvicinarsi e decidiamo di rinunciare alla cima, cominciando subito la discesa verso il Falc – non sia mai che una nostra foto in maglietta e pantaloncini – sotto la pioggia – a 2500 m!! diventi virale con hashtag “merenderos”.
Sembrano invece contenti dell’improvviso maltempo gli stambecchi, che spuntano sempre più numerosi man mano che gli umani si ritirano. Proseguiamo la discesa a cavallo tra Val Gerola (a destra) e Val Biandino (a sinistra), fino alla bocchetta di Piazzocco dove prendiamo il sentiero a destra che scende verso il rifugio Falc e il lago dell’Inferno.

Il temporale si è nel frattempo allontanato, per cui possiamo proseguire con più calma la discesa in Val Gerola. Superiamo il rifugio Falc, la diga del lago dell’Inferno e quella del lago di Trona, seguendo poi le indicazioni per Pescegallo lungo il sentiero che di recente è stato anche segnato come GVO.

La nuova segnaletica è in realtà ingannevole, perché il GVO a un certo punto prosegue dritto verso il rifugio Benigni – giustamente, trattandosi di un’alta via – mentre il sentiero che scende tutto a sinistra verso Pescegallo rimane ora un po’ nascosto. Di sicuro le indicazioni saranno sistemate ma, nel frattempo, vi consiglio di utilizzare la traccia gpx qui allegata per non sbagliare.
Dal bivio a Pescegallo manca solo un paio di chilometri, con un dislivello negativo di quasi quattrocento metri. In quest’ultimo tratto non abbiamo potuto trattenerci dal fare incetta di lamponi, presenti in quantità davvero industriali!





























Proseguiamo brevemente verso di lui – Martin, che di alpinismo non ne ha mai abbastanza, studia il percorso per un futuro giro – prima di raggiungere la forcella di Sommavalle e prendere la via più semplice di discesa verso il passo di Lei.







































