La via del sale (94 km – 3900 m D+)
In cammino per gli Appennini dalla pianura al mare.
Periodo: Maggio 2025
Partenza: Varzi (Pavia)
Arrivo: S. Margherita Ligure
Distanza: 94 km in tre tappe
(89 km Via del Sale + 5 km Portofino – S. Margherita)
Dislivello: 3900 m
Spostamenti: auto + treno
Organizzazione: tenda per la notte, bar/ristoranti per i pasti
Acqua sul percorso: sufficiente se non è troppo caldo
GPX (clic dx, salva link con nome)
La Via del Sale, o Via del Mare, connette la pianura padana al mare attraverso l’Appennino ligure. Seguendo l’antica tratta del sale per mulattiere e facili sentieri, dalla provincia di Pavia porta alla baia di San Fruttuoso (Portofino), attraversando in 90 km quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria.
Si tratta di un cammino e il team delle Martas ha deciso di percorrerlo camminando, con la tenda e quanto necessario a sopravvivere per tre giorni nei boschi. Il terreno semplice e collinare, tuttavia, si presterebbe bene anche alla corsa. Le tappe consigliate sono quattro: da Varzi a Capanne di Cosola, da qui a Torriglia, da Torriglia a Uscio e infine da Uscio a Portofino. Noi abbiamo fatto una tappa lunga 43 km da Capanne di Cosola a Case Cornua, pochi chilometri prima di Uscio, per accorciare il giro di un giorno. Si potrebbe anche pensare, andando a passo di corsa con uno zainetto leggero, di dividere il cammino in due sole tappe, dormendo in hotel a Torriglia.

Un trekking rilassante negli Appennini ci era sembrato un’idea originale per il ponte del primo maggio, ma la Via del Sale è più conosciuta di quanto ci aspettassimo e il primo giorno è stato un bagno di folla. Dal secondo giorno, grazie alla super tappa, abbiamo seminato gli altri viandanti, portandoci in pole position e godendoci questo angolo d’Italia in silenzio – almeno fino al promontorio di Portofino, dove ci siamo (ahimè) reimmerse nella movida.
La logistica non è banale, in quanto né il punto di partenza né il punto di arrivo del cammino sono serviti da stazioni ferroviarie. Noi ci siamo mosse con due auto: ne abbiamo lasciata uno in un parcheggio gratuito vicino alla stazione di Tortona, mentre con l’altra ci siamo spostate a Varzi. Contavamo di parcheggiare abbastanza vicino alla partenza del cammino, ma non avevamo tenuto conto della fiera del primo maggio: dopo avere girato un po’ senza successo, ci siamo rassegnate a lasciare l’auto al cimitero di Varzi, aggiungendo un paio di chilometri al percorso vero e proprio.
Per il ritorno ci saremmo potute organizzare meglio. Per seguire la Via del Sale fino in fondo siamo scese nella baia di San Fruttuoso, turistica e sovraffollata. Senza un segno o un cartello che ci desse la soddisfazione di sapere dove terminasse il cammino, ci siamo mestamente fatte strada tra turisti profumati per raggiungere prima Portofino, poi la stazione di Santa Margherita Ligure. Con il senno di poi, avremmo preferito tagliare direttamente per Santa Margherita, oppure scendere a Camogli e prendere il treno da lì, evitando la ressa di Portofino.
Ma andiamo con ordine.
Giorno 1
Parcheggiamo al cimitero di Varzi in tarda mattinata e ci incamminiamo verso il centro del paese, in direzione del ponte che attraversa il torrente Staffora. Qui troviamo le prime indicazioni per la Via del Sale, che seguiamo dapprima lungo una stradina sterrata lungo il torrente, poi in salita per sentieri. Il segnavia in questa prima parte è il sentiero 102, ma cambierà continuamente e non ne darò conto nella relazione.

Nei primi chilometri attraversiamo due piccoli borghi, Monteforte e Castellaro, ultima occasione per rabboccare le borracce prima di inoltrarci nel selvaggio Appennino.
Dopo Castellaro comincia la salita più lunga di tutto il percorso, circa 700 m di dislivello. Attraversiamo un bel bosco di faggi e raggiungiamo il crinale, intorno ai 1400 m di quota. Da qui proseguiamo per circa 5 km di saliscendi su facili sentieri e stradine sterrate.
Davanti a noi compaiono diverse cimette, alcune incluse nella Via del Sale, come il monte Bagnolo (1547 m), altre aggirate dal percorso, per quanto sentieri alternativi permetterebbero di percorrere anche la linea delle creste. Il punto più bello e panoramico di questo primo giorno, nonché il più alto di tutto il cammino, è il monte Chiappo con i suoi 1699 m.
Da qui a Capanne di Cosola è tutta discesa. Lungo la mulattiera che porta in paese si trova una fontana per il rifornimento d’acqua, ma noi ormai puntiamo alla birra: sono appena le quattro del pomeriggio quando arriviamo all’albergo Capanne di Cosola, dove abbiamo prenotato la cena, e c’è tutto il tempo per un aperitivo prima di cercare un posticino per montare la tenda.
Il posto tenda lo troviamo vicino alla panchina gigante, poco oltre l’albergo, dove per fortuna siamo tra i primi ad arrivare. Nel giro di un paio d’ore questa comoda radura con due tavoli da picnic sarà letteralmente presa d’assalto. Anche l’albergo è affollatissimo e non c’è abbastanza personale per servire tutti in tempi ragionevoli. Riusciamo a mangiare qualcosa solo alle 20 e ci ritiriamo in buon ordine nei nostri sacchi a pelo. A saperlo, sarebbe stato meglio portarci del cibo e piantare la tenda qualche chilometro più avanti, ma chi avrebbe pensato di trovare così tanti viandanti in questo luogo remoto, dove il telefono prende a fatica?
Giorno 2
Dopo una bella colazione, smontiamo la tenda e impacchettiamo gli zaini. Sono le 7 quando ci mettiamo in marcia, mentre gli altri cominciano appena a svegliarsi (suppongo che a vent’anni si riesca a dormire otto ore filate anche su un materassino).
Ci aspetta ora quella che risulterà la parte più bella della Via del Sale, da Capanne di Cosola al rifugio Antola. Nella luce soffusa del mattino, tra boschi centenari e creste panoramiche, superiamo ancora qualche tenda piantata tra l’erba alta (rabbrividiamo al pensiero dell’umidità in cui devono essere immersi gli occupanti) e proseguiamo indisturbate per una decina di chilometri.
Il segnavia adesso è il 200, ma compare anche un “VM” (Via del Mare) su fondo bianco-rosso che ci accompagnerà per il resto del cammino. Circondate da un’infinità di verde superiamo il monte Cavalmurone e il monte Legna, dei panettoni alti circa 1600 m, e scendiamo fino a ricongiungerci con la strada a Capanne di Carrega (1367 m), dove incontriamo un piccolo agriturismo apparentemente deserto. Da qui seguiamo le indicazioni per il passo Tre Croci e il monte Antola.
Superiamo una coppia che pare stia percorrendo la Via del Sale – non ci è chiaro se abbiano dormito in tenda come noi, o nel piccolo agriturismo a Capanne di Carrega. Le loro chiacchiere alle nostre spalle saranno la colonna sonora dei successivi 5-6 km, in un contesto altrimenti perfettamente silenzioso.
Siamo letteralmente immerse nel selvaggio Appennino ligure, bucato qua e là da minuscoli centri abitati che, da questa distanza, sembrano isolette in un enorme oceano verde. Nessuna superstrada, nessun viadotto disturbano la vista a trecentosessanta gradi.
Dalla Sella Est del monte Antola (1553 m), ci ritroviamo improvvisamente nella civiltà: la riserva del monte Antola e l’omonimo rifugio, che scopriamo essere un edificio innovativo e altamente sostenibile (la prossima volta ci fermeremo sicuramente a dare un’occhiata!) attirano escursionisti e mountain-biker dalle valli circostanti. A parte una colonna di bici piuttosto molesta, tuttavia, non abbiamo incrociato che persone educate e sorridenti sui sentieri del parco dell’Antola.
Ci aspetta ora la lunga discesa verso Torriglia, che nelle nostre aspettative si delinea come una metropoli con bar, ristoranti e supermercati in abbondanza. Perdendo quota, temiamo di cominciare a soffrire il caldo, ma siamo accompagnate per tutta la giornata da un bel venticello e la temperatura è fantastica. Il litro d’acqua che ciascuna di noi si è portata da Capanne di Cosola basta abbondantemente fino al Poggio, poco sopra Torriglia, dove troviamo la prima fontana della giornata.
Dal primo gruppetto di case, che risponde al nome di Donetta, seguiamo le indicazioni per Torriglia (il “VM” non ricomparirà se non dopo avere superato il paese). Torriglia non è esattamente una città, ma al bar Italia troviamo tutto quello che ci serve: un tavolino in piazza accanto a una fontana, una cameriera gentilissima, Guinness alla spina e panini con bresaola, ciclisti locali che ci danno qualche dritta sul resto del percorso.
Finalmente il telefono prende bene e proviamo a organizzarci per la sera. La trattoria a Case Cornua dove contavamo di cenare ci dà picche – hanno deciso di chiudere alle 18 – e i pochi bar/ristoranti di strada da qui a Uscio mi avevano già detto di essere chiusi in questi giorni. Ci facciamo dunque impacchettare altri panini con bresaola e riempiamo bene le borracce, sperando di trovare altra acqua più avanti per farci almeno una tisana calda prima di andare a dormire.
Da Torriglia una salita di circa 300 m ci porta a un bel crinale, da cui si comincia a intravedere il mare. La Via del Sale coincide, per un tratto, con l’Alta Via dei Monti Liguri, indicata dal segnavia “AV”.
Di nuovo perdiamo quota e ci ritroviamo nel bosco, dove troneggiano i ranuncoli più alti che abbiamo mai visto. Sentiamo scorrere dell’acqua e, ben presto, raggiungiamo una cascina dove una fontana zampilla sotto un pergolato di kiwi. Il proprietario ci rassicura che l’acqua è ottima e facciamo un bel rifornimento: mancano meno di 10 km a Case Cornua e siamo tranquille di averne abbastanza per arrivare al giorno dopo.
Il sentiero corre ora parallelo alla strada e attraversa il borgo di Bargagli, quello con i bar/ristoranti chiusi. Una salita breve ma intensa, dove superiamo due viandanti in panne (dovrebbero arrivare a Uscio, ma chissà), ci porta al colle del Bado, una bella radura a 760 m di quota. Siamo tentate di piantare qui la tenda, ma temiamo il freddo e decidiamo di proseguire fino a Case Cornua come da programma.
Un sentiero in discesa ci porta a incrociare la strada, che la Via del Sale segue ora per diversi chilometri. A Case Cornua superiamo la trattoria in chiusura (sono appunto le 18 circa) e ci accampiamo poco oltre, alla chiesetta degli Alpini. Non è la soluzione ideale perché siamo vicine alla strada, e infatti durante la notte saremo disturbate dalle auto e dagli schiamazzi di gente venuta a “vedere il panorama”, ma quantomeno non soffriamo il freddo.
Giorno 3
Sveglia alle 5, partenza al buio con la frontale: puntiamo a prendere un caffè al bar, dato che mancano pochi chilometri a Uscio e non abbiamo voglia di scaldare sul fornelletto la poca acqua rimasta. Dopo un altro po’ di strada il segnavia ci fa imboccare un sentiero in discesa, che sbuca nel piccolo borgo di Calcinara. La fontana davanti alla chiesa è chiusa ma, proseguendo tra le case, troviamo provvidenzialmente aperto (non sono neanche le 6) il bar albergo Caprile, dove banchettiamo con caffè americano, brioche e acqua frizzante.
Siamo ora carichissime per l’ultimo tratto di cammino. Scopriamo che la Via del Sale non attraversa il paese di Uscio, ma lo aggira: non abbiamo a questo punto motivo di entrare in paese, per cui ci limitiamo a seguire i “VM” lungo una strada asfaltata in leggera salita. La strada porta al posto più strano della Via del Sale, la Colonia di salute Arnaldi: un posto d’altri tempi (risale al 1906), in parte ancora utilizzato per convegni, in parte città fantasma che non sfigurerebbe come set per un film horror.
Non ci sono fontane attive, ma fa ancora fresco e l’acqua acquistata a Caprile ci basta abbondantemente per i 10 km circa che ci separano da Ruta – dove si torna definitivamente nella civiltà. Dopo la colonia torniamo a camminare su sentiero con qualche saliscendi, ma principalmente in discesa. A tratti il bosco si apre regalandoci scorci della costa a cui ci stiamo sempre più avvicinando.
Una volta a Ruta, sopra Camogli, scendiamo in piazza per rifornirci d’acqua alla fontana e per fare una seconda colazione al bar da Egidio. Torniamo poi sulla Via del Sale che prosegue per la ragnatela di sentieri del promontorio di Portofino, già piuttosto affollato nonostante sia ancora mattina. I segnavia sono cambiati diverse volte e ci confondiamo, cominciando la discesa verso Camogli prima di renderci conto dell’errore e tornare sui nostri passi (la traccia gpx riporta questo piccolo errore).
Bisogna invece seguire per Portofino e cercare sempre il simbolo “VM”, che a onor del vero compare su tutti i cartelli. Se volete evitare la movida di San Fruttuoso, questo è il momento di cercare sulla sinistra il sentiero che porta direttamente a Santa Margherita. Noi proseguiamo invece in discesa fino alla baia, dove la Via del Sale sembra finire nel nulla.
Sconvolte dalla quantità di turisti, ci incamminiamo subito lungo la strada per Portofino e, da qui, prendiamo il sentiero in salita per Nozarego. Da Nozarego a Santa Margherita, poi, è davvero un attimo: la nostra traccia finisce alla stazione.
Il treno diretto per Tortona è un intercity e risulta già pieno, per cui ci rassegniamo ad aspettare un paio d’ore (che impieghiamo in modo produttivo, reintegrando con birra e alici al limone) e a prendere un treno prima per Genova, poi per Tortona. Il ritorno è lunghissimo, ma la Via del Sale l’abbiamo portata a casa!


















































